Glossario delle colonnine di ricarica per veicoli elettrici

kW, kWh, SoC, HPC: cosa significano? Scopri il glossario essenziale per ricaricare l'auto elettrica in modo semplice e capire come funzionano le colonnine.

Colonnine di ricarica per veicoli elettrici: il glossario minimo per orientarsi 

AC, DC, kW, kWh, SoC, HPC, CCS: no, non è un test a risposta multipla. È solo una parte delle sigle che possiamo incontrare quando ricarichiamo un’auto elettrica. La buona notizia è che non serve impararle tutte. Ne bastano poche per capire quanto velocemente possiamo ricaricare, perché la potenza cambia durante la sosta e cosa stiamo leggendo sul display della colonnina di ricarica. 

AC e DC: cosa cambia? 

La ricarica AC, in corrente alternata, è quella tipica delle soste più lunghe: a casa, al lavoro o quando l’auto rimane parcheggiata per diverse ore. La DC, in corrente continua, permette invece di raggiungere potenze più elevate ed è quella utilizzata per la ricarica rapida e ad alta potenza. In viaggio, quando vogliamo recuperare energia in meno tempo, è soprattutto questa che ci interessa. 

kW e kWh: sembrano uguali, ma non lo sono 

È probabilmente la coppia che crea più confusione. I kW indicano la potenza: in pratica, quanto velocemente stiamo ricaricando in un determinato momento. I kWh indicano invece una quantità di energia: per esempio quella contenuta nella batteria o quella aggiunta durante una sessione di ricarica. Per ricordarlo facilmente: i kWh sono quanto carichiamo, i kW quanto velocemente lo facciamo. 

“La colonnina è da 300 kW: perché io carico a 150?” 

Niente panico: non significa che la colonnina stia funzionando a metà. Il valore indicato sulla stazione rappresenta la potenza che l’infrastruttura può mettere a disposizione. Quella effettivamente assorbita dipende però anche dall’auto e dalle condizioni della batteria, tra cui stato di carica e temperatura. Inoltre, la potenza non rimane stabile per tutta la sessione. Il modo in cui varia durante la ricarica viene chiamato curva di ricarica. 

SoC: quanta carica abbiamo a disposizione 

SoC significa State of Charge, cioè stato di carica, ed esprime in percentuale il livello di carica della batteria in un determinato momento, ma in alcune vetture è anche indicato come autonomia residua in chilometri. È, in sostanza, il numero che controlliamo per sapere quanta energia abbiamo ancora a disposizione e quando può essere il momento di ricaricare. Il SoC ha anche un ruolo durante la ricarica: la potenza che la batteria può accettare varia anche in funzione del suo livello di carica. Per questo, soprattutto in DC, avvicinandosi a percentuali elevate è normale che la potenza venga progressivamente ridotta. 

HPC: quando la sosta deve essere più breve 

HPC significa High Power Charging e indica la ricarica DC ad alta potenza. È particolarmente utile durante i viaggi, quando vogliamo recuperare energia durante una sosta e poi ripartire. Anche qui vale una regola importante: se la stazione può erogare una determinata potenza, ad esempio 300 o 400 kW, non significa che ogni auto ricaricherà sempre a quel valore. È il veicolo a determinare quanta potenza può accettare in quel momento. 

Type 2 e CCS Combo 2: i due connettori da conoscere 

Qui possiamo semplificare parecchio. In Europa i due standard di riferimento sono Type 2 per la ricarica AC e CCS Combo 2 per la ricarica DC. Il Type 2 è quindi quello che utilizziamo normalmente per la ricarica in corrente alternata. Se invece ci fermiamo a una stazione rapida o HPC in corrente continua, utilizzeremo il CCS Combo 2, con il cavo già presente sulla colonnina. Due tipi di ricarica, due connettori di riferimento: AC = Type 2, DC = CCS Combo 2. 

Interoperabilità: una rete, più possibilità di ricarica 

L’interoperabilità permette invece di utilizzare, attraverso uno stesso servizio di mobilità, anche stazioni gestite da operatori differenti, quando tra questi esistono gli accordi necessari. In pratica, l’operatore che gestisce fisicamente la colonnina e il servizio che utilizziamo per accedere alla ricarica non devono necessariamente essere gli stessi. 

Mettiamo insieme le sigle 

Siamo in viaggio e arriviamo alla stazione con il 20% di SoC. Scegliamo una stazione HPC in DC e colleghiamo il CCS. La stazione può erogare fino a 300 kW, ma l’auto in quel momento ne assorbe 170. Durante la sosta il SoC aumenta e la potenza progressivamente cambia seguendo la curva di ricarica. Alla fine, abbiamo aggiunto, per esempio, 40 kWh di energia. 

Visto così, sembra già molto meno complicato! E la prossima volta che davanti a una colonnina leggeremo HPC, CCS, kW e kWh, almeno sapremo che non è un altro test a risposta multipla! 

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